domenica 15 giugno 2014

Scegliere è importante e la storia di come, tanto tempo fa, ho scoperto di saper curare

Qui a casa abbiamo deciso di scegliere che questo è un periodo di ritiro.
La giornata si sussegue con un ritmo piuttosto incalzante.
3 somministrazioni di medicine tibetane (che vanno prese sia lontane dai pasti che lontane da altri medicinali e che variano ogni altro giorno, quindi: attenzione)
6 piccoli pasti
3 massaggi con olio
1 ora di pranoterapia
1 ora circa di meditazione
2 somministrazioni di medicine chimiche (due delle quali vanno a giorni alterni: attenzione!)

Se io esco devo preparare spuntini e medicine che cadono nelle ore in cui non sono in casa e devo cercare di rientrare evitando di far saltare il sistema di orari.

Il problema, con delle giornate così dense e impegnative è che venga l'angoscia, mentre è importante mantenersi sereni. Così abbiamo deciso che questo è un ritiro di guarigione. Che noi abbiamo la fortuna di poterlo fare e di saperlo fare. Abbiamo cambiato il "cartellino indicativo" delle nostre giornate da "obbligo" a "scelta". La cosa, so che sembra ridicolo ma ci ha tolto tonnellate di stress dalle spalle.
Certo, sono stanca (la lavapiatti me la sogno anche la notte), ma stanca fisicamente.

E qui vi racconto una cosa che mi avete chiesto in tanti, a suo tempo.

Nel lontano aprile del 1991, dopo il mio tremendo 1990, uscii di casa per comperare un libro. Il primo pomeriggio libero dopo un anno e mezzo in ospedale con i miei.
Andai in libreria e, mentre pagavo, vidi un opuscolo che pubblicizzava un fine settimana a Verona con un vero maestro taoista cinese. Era un desiderio che avevo da molto tempo, quello di conoscere un maestro taoista, così presi l'opuscolo, telefonai per prenotare e, il fine settimana sucessivo, stavo facendo il mio primo seminario di Tai Ki Kung Chansanfung.

Mi sembra di parlare di un avvenimento perso nella notte dei tempi ;-)

Mi innamorai della pratica e cominciai a frequentare i corsi a Torino e i 4 seminari lunghi annuali.
Nel frattempo mi succedevano tante cosa strane, che mi innervosivano. Ma la pratica mi faceva molto bene così andavo avanti.
Al seminario sul lago Trasimeno, durante una pausa, mi misi a massaggiare la mia amica A., che aveva un dolore alla schiena da anni. Nè medicina allopatica, né pranoterapeuti, massaggiatori, fisioterapeuti o agopuntura le avevano dato sollievo.
Appoggiai le mani per cominciare a massaggiarla, e darle almeno l'illusione del sollievo, quando mi resi conto che sentivo il suo dolore come una punta contratta e pulsante. Mi misi a massaggiare lentamente, il dolore si espanse, ma mentre si espandeva, perdeva forza. Finché scomparve.
Due anni dopo non le era tornato.

Tornai dal maestro agitatissima. Tenevo le mani stese in avanti, come se fossero oggetti pericolosi. Avevo sentito cose strane, mi faceva paura. Si, lo sapevo che la bisnonna, la trisavola e in qualche misura la mamma avevano doni strani, ma non avevo mai pensato di ereditarli proprio io (invece era proprio il mio trentesimo anno, anno nel quale nelle donne della mia famiglia si manifestavano queste cose),

Da quel giorno cominciò il percorso per accettare la mia capacità. Perché io insistevo che era un effetto placebo, Ming mi diede tre casi gravissimi da seguire. In un caso ci fu un forte miglioramento gli altri due guarirono (con evidenze cliniche).
Non potevo più evitare di crederci. Avevo davanti a me dei fatti.
Ming insisteva che io non ero una pranoterapeuta ma una cosa diversa (e diceva un nome cinese) e che non capiva come fosse possibile che io avessi questa capacità naturalmente, senza aver fatto lunghi anni di addestramento. Che non fossi una pranoterapeuta, o, almeno, non una pranoterapeuta classica, lo si vedeva dal fatto che io, sui dolori (tranne quel primo caso che evidentemente non era un problema muscolare) non sono mai riuscita a fare niente, mentre ero brava con problemi gravi e, soprattutto, smuovevo cose nella mente della gente.
Devo molto agli insegnamentid del maestro Ming. Mi ha spiegato i rischi che correvo, come difendermi, come prendermi cura di me stessa e non solo dei pazienti. Quando curavo un paziente grave a volte mi scoppiavano i capillari negli occhi o nell'incavo del braccio, a volte, la notte, mi svegliavo con un fuoco dentro, la pelle fresca ma dentro in fiamme, a volte leggevo, mio malgrado, nella mente delle persone (una cosa orribile che per fortuna non mi succede più), a volte, improvvisamente, crollavo di stanchezza.
Il maestro Ming mi raccontò la storia di un suo maestro, che, da quello che diceva, era un praticante del mio modo di curare. Durante la rivoluzione culturale venne messo a fare le pulizie in un ospedale (ovviamente lui era MOOOLTO più forte di me). I medici si accorsero che quando passava lo straccio, a mano, sotto il letto di un generale paralizzato, le gambe del generale avevano dei movimenti inconsulti, ma si muovevano.
Studiarono la cosa e scoprirono che l'inserviente era stato un famoso maestro taoista (sorry non ricordo il nome). Da allora lo usarono per curare gli alti papaveri del partito. Gli davano da mangiare bene, perché sapevano che il buon cibo si sarebbe trasformato in energia di guarigione, ma abusarono delle sue forze e, alla fine, morì sfiancato dalle cure che era costretto a praticare.
Così Ming mi spiegò cosa mangiare, come, a quali segnali di pericolo prestare attenzione, come "sentire" i pazienti (ad esempio non sempre le mani vanno sull'organo malato).
Ho smesso di curare le persone molti anni fa. Curarli mi sfiancava e non molte persone sapevano accettare i cambiamenti, le scosse mentali che la cura dava. Scosse mentali che facevano parte del processo di guarigione. La più incredibile in questo senso fu una paziente che mi venne a portare un enorme mazzo di fiori e mi disse: mi stai guarendo, ma io mi sono resa conto che la malattia è l'equilibrio che tiene insieme la mia vita e la mia famiglia. Preferisco non cambiare e restare malata.
Dopo di allora non curai più nessuno.

Questa è la "pranoterapia" che uso da un mese circa. Un ora al giorno. Mi stanca, ma non così tanto visto che il paziente è solo uno e la terapia quotidiana. ;-) Sono comunque, mio malgrado, costretta a fare un giorno senza curare o collasso.
Posso dire solo: spero che tutti questi anni di pratica spirituale abbiano migliorato la mia capacità di guarigione abbastanza da sopperire alla mia debolezza fisica.
La risposta la darà solo il tempo.

p.s. Avevo messo gli anni sbagliati, ho corretto, quando sono cotta ragiono a scartamento ridotto.

2 commenti:

schatten ha detto...

Questa storia e' interessantissima. Mi sono spesso interrogata sull'onere di possedere un tale dono… Il tuo post lo spiega benissimo. Come sempre ti abbraccio, sei formidabile

Niki Leone ha detto...

@ schatten, anche tu lo sei! Come va dalle tue parti?